Ci facciamo la Tedesca?

Potrebbe sembrare il titolo di un classico all'italiana anni 70, dove i protagonisti un bischero Pierino (Matteo Renzi), un ricco allegro dongiovanni milanese (Silvio Berlusconi) ed un esagitato pasticcione (Beppe Grillo) si contendono le belle fattezze di una bionda teutonica dagli occhi azzurri e dalle curve prosperose.
Invece no (per la tristezza del Cavaliere) si tratta dell'ennesima legge elettorale che dovrebbe (udite udite) portarci alle urne a metà settembre (Renzi docet). Gli exit pool già danno per scontato che gli italiani daranno priorità alle elezioni sulla tintarella di mezza stagione (praticamente si autovoteranno alla tedesca).
Ma vediamo bene anzitutto come è il sistema elettorale tedesco (di cui quello italiano dovrebbe essere una copia).
Nel sistema tedesco ogni cittadino dispone di due voti. Con il primo (“erststimme”) sceglie un singolo candidato all’interno del proprio collegio, in un sistema maggioritario: chi prende un voto in più degli altri viene eletto.
 Con il secondo voto (“zweitstimme”) l’elettore sceglie una lista o un partito. Questo voto è quello considerato più importante: come nei sistemi proporzionali, stabilisce qual è la percentuale di seggi parlamentari che avrà ogni partito. Chi prende il 30 per cento dei secondi voti, quindi, avrà diritto al 30 per cento dei seggi. Lo sbarramento previsto al 5 per cento ne garantisce la governabilità a discapito dei piccoli partiti.
Il meccanismo fondamentale alla base del sistema tedesco è che i candidati eletti con il sistema uninominale (quello del primo voto) sono eletti in ogni caso, anche se sono in numero maggiore rispetto alla quota proporzionale che spetterebbe a un partito. Quando si verifica questa circostanza, tutti gli altri partiti ricevono dei deputati in più, in modo da mantenere la corretta ripartizione proporzionale stabilita dal secondo voto. Questo è possibile in Germania perché il numero di parlamentari non è fisso: ed è sempre possibile aggiungere altri seggi in modo da rispettare le proporzioni dei vari partiti. Il Parlamento attuale, per esempio, è composto da 630 membri. Nel 2009 erano 622.
Questo sistema ha due effetti. Il primo: la distribuzione dei seggi rispetta il voto degli elettori.
Il secondo: permette comunque che si stabilisca un rapporto diretto forte tra rappresentanti ed elettori. I candidati nei collegi uninominali, infatti, hanno tutto l’interesse a fare campagna nel collegio poiché se riescono a vincere il “primo voto” risulteranno eletti indipendentemente da come andrà il resto del partito nel “secondo voto”.
Ma come si farà a modellare un sistema tedesco a seggi parlamentari variabili in un sistema (quello italiano) in cui da costituzione il numero dei parlamentari è fissato sia in camera che in senato?
Facile basta fare il classico minestrone all'Italiana. Praticamente circa metà dei seggi (303 alla Camera e 150 al Senato) sarà assegnata in collegi uninominali: si vota il nome del candidato e chi prende più voti va in Parlamento.
L'altra metà sarà invece assegnata secondo il criterio del proporzionale con listino bloccato dal partito.
Quindi l'elettore quando verrà chiamato alle urne e verosimilmente si presenterà con pinne fucili ed occhiali (come cantava Gino Paoli) si troverà una scheda, in cui da un lato ci sarà il nome del candidato uninominale, dall'altro lato tutti i simboli dei partiti che lo appoggiano (Pd, M5S, etc), con una breve lista (da 2 a 4 nomi): questi vengono eletti col proporzionale e senza preferenze. Per conquistare seggi bisogna superare il 5% a livello nazionale.
Insomma la classica minestrina calda che va bene un pò per tutti. Va bene per un PD (ricco di rappresentanze ma in picchiata di consensi) ma bene per Berlusconi (che con questo sistema potrebbe giocare da ago della bilancia su alleanze in prospettiva) va bene per Grillo (con un movimento sempre più in crescita di consensi quanto povero di rappresentanti e completamente digiuno di classe dirigente).
A chi non va bene?
Forse proprio a quella Italia malata di precariato e grandi (inutili)opere. Si perchè proprio sul problema lavoro i naggiori partiti M5S, PD, FI etc...latitano scansando l'argomento come la "peste" nel medioevo o peggio aggravando ancor più la situazione con la creazione di mostri a tre teste come (Jobs Act, Scuola lavoro, e voucher).


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