Quando la routine diventa una trappola mortale
07-giu-2017 Arezzo Ilaria Naldini (39 anni) una mamma come tante che vive cercando di incastrare al meglio il tempo tra la dedizione al suo lavoro (segretaria comunale) e la sua famiglia (una bambina di 18 mesi), un impegno che porta aventi con successo fino alla tragica svolta di ieri.
Doveva accompagnare la sua bimba all'asilo nido, come faceva ogni mattina di ogni giorno lavorativo, ma qualcosa è andato storto. Così raggiunge il posto di lavoro con la bambina ancora a bordo parcheggia la vettura scende e si dirige alla sua solita scrivania.
Così quella vecchia Y10 lasciata al sole dalle 8 del mattino fino alle 14 si trasforma ben presto in un forno che non lascia scampo alla piccola di appena 18 mesi.
Così quella vecchia Y10 lasciata al sole dalle 8 del mattino fino alle 14 si trasforma ben presto in un forno che non lascia scampo alla piccola di appena 18 mesi.
Ma non è un caso isolato, giusto per citarne alcuni:
Luglio del 1998 a Catania muore ustionato ed asfissiato il piccolo Andrea (2 anni) dimenticato anch'egli nell'auto parcheggiata davanti allo stabilimento dell'azienda dove lavorava il padre un ingegnere di 37 anni.
Il 30 maggio del 2008 a Merate(Lecco) la piccola Maria appena compiuti due anni. La mamma, un’insegnate, dimentica la piccola Maria in auto, davanti al parcheggio della scuola dove lavora fino alle 13, ancora agonizzante la corsa in ospedale sarà inutile. Morirà poco dopo.
Il 23 maggio del 2011 e la scena si ripete, questa volta a Teramo. Il padre di Elena Petrizzi, 22 mesi, docente universitario alla facoltà di veterinaria di Teramo invece di portare la figlia all’asilo la dimentica in auto. La ritrova alle 13 (5 ore dopo) già senza conoscenza, la bambina morirà dopo tre giorni di coma in terapia intensiva.
Negli Stati Uniti ogni anno muoiono in media 36 bambini, a causa dell’ipertermia per essere stati lasciati in auto, per un totale di 468 morti negli ultimi 12 anni. In Francia la Commissione per la sicurezza dei Consumatori ha rilevato che, tra il 2007 e il 2009, ci sono stati 24 casi di ipertermia in bambini rimasti chiusi in macchina, di cui 5 mortali. Il 54 % dei genitori aveva lasciato intenzionalmente il bambino in auto, per svolgere qualche commissione, sottovalutando il rischio legato a tale comportamento; il 46% aveva dimenticato il bambino in automobile recandosi al lavoro o tornando a casa.
Ma cosa vuol dire rimanere all'intero di un auto sotto al sole?
La cassa della auto sono fatte da lamiere di acciaio a basso tenore di carbonio (più volgarmente chiamato "ferro"), il "ferro" come tutti sappiamo è un buon conduttore sia elettrico che di calore. Questo vuol dire che impiega molto poco a scaldarsi quanto vicino ad una fonte di calore costante come posso essere i raggi solari. Ora il calore va per natura sempre da una fonte più calda ad una più fredda, quindi avremo una trasmissione accelerata (perché il ferro conduce molto bene) di calore dall'esterno verso l'interno fino a quando la temperatura dell'interno non arriva ad eguagliare la temperatura esterna (quella fornita dai raggi solari).
Giusto per avere qualche ordine di grandezza recenti studi americani hanno dimostrato che il Sole può surriscaldare pericolosamente l'interno dell'auto in soli 30 minuti, anche se la temperatura dell'aria è relativamente fresca. Nelle giornate in cui non fa molto caldo, la temperatura interna di una vettura lasciata al sole può salire anche di 22 ° in un'ora, mentre, in piena estate, basterebbero solo 15 minuti per portare l'abitacolo ad una temperature vicina ai 65 °.
Quindi più passa il tempo, più l'ambiente dell'abitacolo si surriscalda, il nostro corpo aumenta pericolosamente la sua temperatura corporea, inizia a sudare buttando fuori acqua che evaporando cerca di togliere calore dalla superficie del nostro corpo, ma a mano a mano che sudiamo il nostro corpo si disidrata e se non siamo sufficientemente idratati il nostro corpo va in ipertermia subisce un colpo di calore tale per cui la pressione sanguigna si abbassa iniziano i giramenti di testa, le convulsioni, il sangue viene ritirato dalle zone più periferiche verso l'interno diventiamo pallidi e di colore bluastro, fino alla perdita di conoscenza e quindi alla morte.
Anche la respirazione diventa molto più difficile, non solo perché gli organi più interni man mano che accelera la disidratazione funzionano sempre peggio, ma anche perché l'aria è un gas ed i gas all'aumentare della temperatura diventano sempre più rarefatti e meno densi, quindi vuol dire che a parità di volume occupato la quantità di aria è minore, e quindi sarà minore anche l'ossigeno che a parità di sforzo riusciremo ad immettere nei polmoni. Insomma gran brutta morte.
Ma qual'è la causa di queste dimenticanze?
La routine ovvero quell'abitudine di ripetere sempre gli stessi gesti, sempre allo stesso modo. Il corpo umano è una macchina perfetta, e come tutte le macchine cerca di ridurre al minimo gli sprechi di forza ed energia. Siccome mantenere attivo il cervello per il corpo è uno spreco di energia, lui cerca di limitare al massimo l'attività razionale in modo da portarsi in modalità "risparmio energetico", quindi quando facciamo qualcosa, all'inizio lo facciamo in modo razionale, poi se questa cosa viene ripetuta più e più volte noi ci pensiamo sempre meno fino a quando non raggiungiamo il punto in cui non ci pensiamo nemmeno più, tutto diventa freddo ed automatico, è su questa capacità di automazione che si basa la produzione industriale.
Lo spacchettamento del lavoro che è alla base della catena di montaggio serve proprio a questo. Creare lavori semplici e ripetuti, in modo tale che all'inizio usiamo il cervello per imparare quello che dobbiamo fare poi il nostro corpo andrà da se in maniera automatica limitando errori e sopratutto diventando a mano a mano sempre più rapidi e sempre più produttivi. Paradossalmente non miglioriamo la produzione con processi stupidi impreziositi dall'intelligenza del singolo (metodo artigianale), ma con processi intelligenti resi celermente riproducibili dalla stupidità del singolo (metodo industriale).
Il guaio però che questa robotizzazione crea danni notevoli all'uomo, perché l'uomo di natura è un essere pensante, all'uomo piace pensare, studiare scoprire cose sempre nuove e diverse per questo negli anni abbiamo studiato di tutto scoprendo di tutto e di più, quindi quando il sistema ci imbriglia nell'automatismo lavorativo a lungo andare questo sistema ci manda in "crash".
Tanto più vero se poi consideriamo anche il fatto che l'impegno lavorativo richiede ritmi sempre più elevati e sempre più "corsaro" nel volerci rubare il nostro tempo libero, quel tempo che dovremmo impiegare per ricordarci di essere umani, vivendo il "nostro" tempo (dai ritmi molto più blandi), recuperando quella capacità di pensiero, di ragionare, di sognare etc...di occuparci dell'esigenza della nostra famiglia ma non come un susseguirsi di azioni automatizzate dettate dalla necessità di "perdere" quanto meno tempo possibile perché tempo non ne abbiamo (ricadendo sempre nella fredda logica fatta di rendimenti) ma dovremmo avere il tempo di occuparci della nostra famiglia con razionalità, con scrupolosità ed ancor meglio con il sentimento che mal si sposa con il freddo automatismo.
Oggi si vive in una società dove si corre per poi rimanere fermi ore tra le mura di un ufficio, dove il lavoro deve essere flessibile e la tua vita rigida, programmata automatizzata fino all'ultimo secondo, ed in tutto questo ad essere vittime sono sempre gli stessi...gli innocenti.

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