Festa della dis-Unità

In questi giorni si è tenuta la tanto attesa festa dell'Unità, che poi sarebbe stato più corretto chiamarla festa del PD o festa della Democratica (nuovo giornale di partito che di fatto ha soppiantato l'ormai defunta testata Unità) tanto per non prendere per il culo i tanti militanti che sono ancora convinti che il PD sia ancora l'erede del glorioso PCI? Un partito di centro-sinistra? forse un partito di centro meno la sinistra con tendenziali amoreggiamenti a destra (in Sicilia il PD sta presentando una lista civica in coalizione con Angelino Alfano di Alternativa Popolare nonché ex alleato e delfino dell'allora cavalier Silvio Berlusconi). 

Prescindendo poi dalla questione nome, quale può essere secondo voi il colmo per una festa dell'Unità? Semplice fare selezione all'ingresso! Esattamente quello che è accaduto quando a Bologna è stata preclusa la possibilità a una cinquantina di risparmiatori, che hanno perso soldi grazie al decreto salva banche fatto durante il governo Renzi per salvare la Banca Etruria e una costellazione di Banche minori che gravitavano attorno a quella nefasta realtà. Insomma una festa dell'Unità con selezione all'ingresso, ma non occorre essere vestiti eleganti o chic come spesso richiedono i buttafuori delle discoteche, no basta non essere in disaccordo con quello che si presterà a dire Renzi dal palco e non essere andati li per metterlo in difficoltà. 

Qui una domanda sporge spontanea...ma a che serve una festa di partito (che dice di essere di sinistra) se poi è preclusa la possibilità del dibattito? della critica? 

Penso che una festa di un partito sia un momento molto importante nella vita del partito stesso, perché dovrebbe essere una occasione non solo per far conoscere il programma, la linea politica che si intende perseguire ai non militanti, quella gente che si trova li perché è interessata al panino con la salamella piuttosto che allo gnocco fritto, che tra un tortello di zucca e l'altro ascolta quello che lo pseudo partito di sinistra ha da raccontare e magari convincersi anche che lo rappresenti. 

Ma anche, affinché il tutto non si trasformi in una mega centrifuga con tanto di lavaggio di cervelli con candeggina e smacchiatore per i bucati più difficili (tanto caro ai partiti fascisti e di destra più in generale), un momento per il contraddittorio linfa vitale di un qualsivoglia partito che si dica essere democratico. Le lamentele della signora che dagli spalti urla << 150 mila risparmiatori truffati, noi non abbiamo rubato, voi avete rubato >> dovrebbero essere accolte come un momento di autocritica oppure spiegare perché quella signora ha torto o ragione, cercando di sforzarsi di interagire, conoscere le motivazioni che l'hanno spinta a dir ciò e spiegare perché sta sbagliando (se sta sbagliando la sua valutazione in merito). Invece no, la risposta del segretario nazionale (non la risposta di un militante qualsiasi che in preda ad un raptus di protagonismo ha preso il microfono in mano dicendo la sua in modo sconclusionato), no la risposta del massimo rappresentante di un partito che vanta le sue origini gloriose che l'allora PCI è stata "Avete rubato lo dice a sua sorella!".

Ora mi immagino facendo un parallelismo un Gramsci (anzi meglio non scomodare i santi) anche un più modesto Togliatti che nel bel mezzo del dibattito si mette a infierire su una signora inerme con parolacce e arroganza.....ovviamente la cosa fa ridere, un Togliatti avrebbe risposto in maniera calma, pacata, disinvolta, con la forza della lucidità e della dialettica che gli era propria, dell'intelligenza, della razionalità avrebbe analizzato il problema e fatta sua la ragione proponendo eventuali alternative, soluzioni insomma quello che dovrebbe fare un leader di un partito di sinistra....quindi la mia domanda è come abbiamo fatto a cadere così in basso? dove si è sbagliato? perché che si è sbagliato ormai credo sia evidente anche al militante stesso (ovvero il vero sordo che è colui che non vuol sentire).

Al di là poi di queste piccolezze e dettagli, come smacchiatore di bugie, ho il dovere di smacchiare l'ennesima frottola raccontata da Matteuccio Pinocchio Renzi. 

A reti unificate i telegiornali, tutti nessuno escluso, hanno riassunto la festa dell'Unità attorno alle parole del premier che diceva che gli ultimi dati Istat hanno confermato che l'occupazione in Italia sta crescendo, che questo è avvenuto grazie al Jobs Act, lanciando anche una stoccata di fioretto, anzi una sciabolata << dove sono ora i gufi che criticavano il Jobs Act? >>.

Ecco noi abbiamo raccolto la sfida...

Presente! Siamo qui! Per quanti ancora non lo sapessero il Jobs Act è un mostro legislativo nato con l'intento di scardinare le garanzie dell'articolo 18 (in particolare il licenziamento per giusta causa) in modo tale che il datore di lavoro se oggi vuole licenziare non deve sforzarsi di trovare una giusta causa per farlo. Perché anche se il licenziamento è ritenuto illegittimo dal Tar mediante ricorso non è previsto il reintegro ma solo un corrispettivo in denaro. Il Jobs Act quindi è un contratto a tempo indeterminato senza tutele, anzi è l'unico contratto a tempo indeterminato che oggi possono fare (perché quello classico con le tutele dell'art 18 non esiste più). 

Quindi se Renzi dice il vero, se in altre parole la spinta propulsiva a questo incremento di occupazione è stata data dal Jobs Act (cioè le aziende assumono di più grazie all'utilizzo del Jobs Act) dovremmo avere secondo dati Istat un incremento notevole di contratti a tempo indeterminato e una notevole diminuzione dei contratti a tempo determinato (per i quali ovviamente il Jobs Act non vale)....e invece? 

Invece i dati Istat sull'occupazione evidenziano un aumento rispetto a luglio 2016 di 286 mila contratti a termine contro gli appena 92 mila di indeterminato quindi una realtà diversa da quella raccontata da Pinocchio. In particolare i contratti a termine continuano a essere elargiti con un tasso di crescita del 22%, quelli a tempo indeterminato del 4%, ciò vuol dire che il datore di lavoro ancora oggi e nonostante le garanzie del Jobs Act preferisce ricorrere ai contratti a tempo determinato piuttosto che all'indeterminato, ergo il fine del Jobs Act di imporre un cambio di rotta, utilizzando delle concessioni che lo avrebbero reso più appetibile per i datori di lavoro, non è stato raggiunto anzi al netto degli sgravi fiscali che sono stati elargiti generosamente agli imprenditori di turno, si è dimostrato un totale fallimento!

Ma si sa con il Babbo Geppetto indagato il Pinocchio non ha tempo per perdersi in questi formalismi...Avanti tutta!




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