PRINCIPI FONDAMENTALI: Articolo 1
Art.1
L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La
sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della
Costituzione.
Due sono i punti più importanti di questo primo articolo:
- Repubblica (dal latino ‘res publica’, cosa pubblica) democratica (dal greco ‘démos kratos’, governo del popolo) in quanto si contrappone alle forme di governo assolutistiche, che prevedono la presenza della figura di un sovrano. La nostra è invece una forma di governo in cui è il popolo ad esercitare la propria sovranità eleggendo secondo la volontà della maggioranza le cariche pubbliche, in forma diretta (referendum, petizioni) o indiretta (nominando mediante il voto i propri rappresentanti: Camera dei Deputati, Senato, consigli comunali/province/regioni). Tale forma di governo è stata scelta proprio per impedire che il legislatore possa prendere decisioni arbitrarie ed ingiuste in maniera autonoma e non regolata. Il popolo, al contrario, ha accesso diretto alla vita politica del paese attraverso strumenti diretti ed indiretti, ovvero ha modo di far sentire la propria voce e non lasciare che qualcun altro decida per lui. Tuttavia tale sovranità del popolo è regolata dalle norme costituzionali e dalle leggi.
- Fondata sul lavoro, vale a dire che il valore di ciascun individuo, ha come unico peso e unica misura la sua abilità di realizzare qualcosa, mediante attività lavorative manuali o intellettuali. Questo indipendentemente dalle condizioni di partenza, ovvero ogni privilegio di casta è escluso.
Ciò che si evince dal primo punto è che tutti possiamo
quindi esprimere il nostro punto di vista, ovvero a tutti noi è data la
possibilità di partecipare attivamente alla vita politica del nostro Paese per
cui questo vuole essere un invito per tutti a partecipare, informarsi, e non
lasciare che gli altri decidano per noi.
Mi soffermerei un po’ più a lungo, invece, sul secondo punto: sembra infatti che da Costituzione il lavoro sia il mezzo attraverso il quale l’individuo può esprimere la propria dignità, mediante cui può realizzare i propri sogni, costruendosi un futuro. Al giorno d’oggi, invece, le condizioni di precarietà dei lavoratori (si vedano i vari contratti temporanei prorogati fino a 36 mesi, le varie forme di contratto a 400 euro al mese, la possibilità di essere licenziato ‘per giusta causa’, gli apprendistato esercitabili fino a 5 anni in cui di fatto i giovani dovrebbero apprendere, ma spesso si trovano a lavorare a pieno ritmo, inseguendo la normale produzione, etc) si scontrano con questo diritto imprescindibile della nostra Costituzione, trasformando il lavoro stesso come un fine. Quante volte infatti abbiamo sentito questa frase "l'importante è lavorare!", oppure dai nostri governanti "grazie ai contratti di somministrazione si è abbassato il livello di disoccupazione" cosa vuol dire? se per questo quando c'era la schiavitù non esisteva la disoccupazione, evidentemente il problema è un altro, ed i nostri padri costituenti questo lo sapevano bene.
Questo principio infatti, che volutamente è stato posto come primo articolo dai padri costituenti, dovrebbe portare ad un concetto di ‘democrazia fondata sul lavoro’, in cui l’impegno e le capacità del singolo portano ad un generale miglioramento della collettività.
E grazie al primo
punto abbiamo modo e mezzi per provare a risollevare la nostra dignità!
L'Ape Maia

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