Intro
Rimanere a guardare una lama di luce che fende il cielo spaccando le nuvole, illuminando una piccola aiuola, un disarmato tappetino di verde dove cani e bambini giocano allegramente senza badare al colore, la razza o altro. Il miracolo della natura, quell'evoluzione che riunisce tutto il creato in un unico immenso ceppo di cui noi siamo solo dei rami spogli, uno dei miliardi di rami (specie) che popolano il nostro bellissimo mondo.
Purtroppo però oggi non siamo più così consapevoli, è un mondo che abbiamo quasi dimenticato e che oggi ci fa persino paura, lo guardiamo con diffidenza. Un ragazzo ha più paura ad accarezzare un cane che a brandire una pistola, questo perché abbiamo abbandonato il nostro essere animale e ci stiamo trasformando in qualcosa di peggio...in macchine!
Questo è il motivo per cui ho accettato, quando mi è stato proposto di scrivere “di animali” e "natura", uno spazio in cui letteralmente “spaziare” sul perché e (soprattutto) sul come convivere con loro in pace. Perché è a mio avviso l'unico mezzo che abbiamo a disposizione per riscoprire il nostro essere umani.
Allora bene; diamo il via a questa rubrica con una pillola meditativa sui nostri animali domestici.
Forse non tutti sanno che l’origine del rapporto tra cani e umani risale a un periodo compreso tra i 19.000 e i 36.000 anni fa’. I lupi hanno iniziato a frequentare gli stanziamenti umani per cibarsi degli scarti dei pasti e gli uomini hanno iniziato a notare come gli animali procacciassero il loro cibo, difendessero il loro territorio dalla minaccia di sconosciuti e altri animali predatori, e ne rimasero affascinati.
Del resto l'uomo è sempre stato "l'animale" più fragile, madre natura non ci ha fornito di destrezza, prontezza di riflessa, di un particolare udito e nemmeno di un olfatto infallibile, l'unica cosa che ha fatto si che non soccombessimo è il nostro cervello, ma dal punto di vista fisico siamo delle mezze "schiappe", siamo i bambini presi di mira dai bulletti predatori.
Così sfruttando proprio la nostra capacità razionale, qualcuno ha iniziato a capire che forse la prontezza di riflessi, l'aggressività e la reattività dei lupi potessero tornare utile.
L’addomesticazione del cane (l’archeozoologia insegna) è iniziata proprio così; da allora i cani si sono separati anche a livello fenotipico dai lupi e l’uomo ha iniziato a diversificare le razze anche in base ai compiti (caccia, guardia, difesa, guerra, ecc…) che assegnava a ciascuna di esse.
Serve a meditare sul fatto che il cane, ma anche il gatto, sono esseri che dipendono dall’uomo; perché, nel corso dei secoli, l’uomo li ha “costruiti” a immagine e somiglianza del compito che ha deciso di assegnargli. Hanno perso tutte quelle caratteristiche che li rendevano "selvaggi"e si sono adattati ad un sistema che nel corso degli anni è diventato sempre più artificiale. Autostrade, palazzi, e disboscamento perverso non è di certo quello che si può definire "eco sistema", noi abbiamo violentato madre natura per farle partorire il germe dell'utile e del profitto.
I cani (e i gatti) sono una nostra responsabilità, sono una copia domestica di quello che già esisteva in natura, ma molto più collaborativi. Questi esseri che ci siamo “costruiti” e con cui abbiamo condiviso cibo, casa e attività (ludiche e lavorative) e che ci hanno servito (e ci sono serviti!) con la loro propensione a collaborare all’interno del branco; improvvisamente non sono più così indispensabili anzi risultano essere, in molti casi, un peso.
Un peso anche perché seppur volessero tornare ad essere quei lupi selvaggi di una volta non riuscirebbero a farlo perché gli mancherebbero gli spazi. Dove andrebbero? I telegiornali sono pieni di notizie di agricoltori e allevatori che si fanno "giustizia" da soli contro il diritto di un essere vivente di procacciarsi cibo, di sopravvivere e tutto ciò avviene perché l'uomo ha invaso spazi che una volta non gli erano propri.
Con questa rubrica proveremo a cambiare la prospettiva con cui si guarda a questi animali perché sono molto più “umani” di quanto non s’immagini.
Sono un nostro prodotto, una nostra responsabilità.
Birba La Panti

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